Conventino quattrocentesco

Il Conventino, il cui nome ne suggerisce le ridotte dimensioni, è la parte più antica del complesso di San Giuliano ed è identificabile probabilmente con il primo nucleo del Convento fondato nel 1415. E’ un piccolo edificio in muratura dalla pianta a quadrilatero irregolare, addossato alla roccia, che riflette ancora oggi i caratteri semplici dell’architettura Osservante, ispirata a sua volta alle costruzioni francescane delle origini, come il celebre “dormitorio di San Bonaventura” nel convento di Greccio. In elevato, il Conventino si sviluppa su due livelli: al piano inferiore un piccolo ambiente era adibito probabilmente a refettorio; al livello superiore, partendo dal lato sud-ovest, si accede a un ballatoio nel quale sono ancora visibili affreschi raffiguranti Sant’Antonio abate e, tramite un corridoio separato da una cella da pareti in legno, si entra in uno studiolo dal quale si passa in un secondo ballatoio affrescato e quindi in una cappella voltata a botte decorata da dipinti in parte perduti. Entrando dal primo ballatoio a sud, si è accolti da brani pittorici ad affresco che narrano le storie di Sant’Antonio abate; la scena meglio conservata lo raffigura, in primo piano, di fronte a un Centauro che indica con la mano verso sinistra, rispetto a chi osserva, dove sono visibili il torso e parte del corpo della figura femminile di un Centauro; si tratta probabilmente di un riferimento a una delle tentazioni, in questo caso dovrebbe trattarsi della lussuria cui il Santo eremita fu esposto. Le figure della mitologia pagana sarebbero quindi metafora della presenza demoniaca con le sue lusinghe, come riscontrabile anche in altri esempi offerti dalla tradizione cristiana, soprattutto medievale. Più avanti, attraversati il corridoio e lo studiolo, si giunge a uno stretto ballatoio dove altri affreschi accolgono chi vi entra. Una nota particolare merita la Madonna con Bambino e committenti, riconducibile all’ambito di Giovanni Paolo Cardone, seguace di Pompeo Cesura e attivo ad Aquila nella seconda metà del XVI secolo; specialmente il volto della Madonna, attribuibile al diretto intervento del Cardone, denota un’esecuzione particolarmente accurata nella resa delle diverse sfumature di colore e della luce sulla superficie del viso. Nella parete di fondo dello stesso ambiente era raffigurata una Crocifissione della quale sono ormai leggibili soltanto le estremità del braccio orizzontale della Croce e parte del cielo sullo sfondo. Sulle due pareti lunghe, adiacenti a quest’ultima, sono visibili otto figure di Santi e Beati, quattro per lato: sulla parete dove è raffigurata la Madonna con Bambino, procedendo dall’esterno verso la Crocifissione, si incontrano San Pietro apostolo, San Bernardino da Siena e altri due Santi le cui figure presentano un’estesa lacuna nella parte bassa ma che, nella documentazione di catalogo della Soprintendenza abruzzese, vengono indicati come San Bonaventura, accanto alla porta, e San Girolamo, accanto allo spigolo della parete. Sembrerebbero invece sussistere meno dubbi sull’identificazione dei Santi raffigurati sulla parete opposta, dove si incontrano, sempre partendo dall’esterno San Paolo apostolo, San Giovanni da Capestrano, il Beato Vincenzo dell’Aquila, rappresentato a mezza figura sopra la porta che conduce alla Cappella, e Sant’Antonio da Padova. Di notevole rilievo artistico è il ciclo della Vita di Cristo nella cappella del Conventino (XVI secolo), eseguito con tecnica ‘a secco’, e caratterizzato da scene incorniciate da riquadri disposte secondo un andamento bustrofedico. Oggi è possibile ammirare gran parte dei dipinti nella cappella del Conventino grazie a due importanti restauri eseguiti all’inizio del XXI secolo. Nel tempo, infatti, diversi fattori ambientali di degrado, tra i quali l’umidità, avevano reso completamente illeggibile il ciclo pittorico della Vita di Cristo. Nel 2002 un primo restauro riportò a vista ampi brani pittorici che in precedenza si pensava fossero andati perduti. In anni più recenti, nel 2011-2012, è stato necessario un nuovo restauro a causa dell’umidità che minacciava nuovamente i dipinti; il nuovo intervento ha comportato anche il ripristino del tetto a spiovente del Conventino al fine di scongiurare il pericolo di infiltrazioni d’acqua dal solaio soprastante, precedentemente aperto a terrazzo. Il ciclo pittorico del Conventino, la cui esecuzione sembra riferibile a più momenti, denota un alto livello esecutivo e influenze derivanti dalle principali ‘scuole’ rinascimentali ‘tosco-romane’. A differenza del maggiore linearismo riscontrabile nelle figure delle scene lungo le pareti, i contorni delle figure nei riquadri della volta appaiono più attenuati, più morbidi, anche se le pieghe dei panneggi rivelano comunque delle linee più evidenti. Meritano un breve cenno anche le partiture che suddividono i campi figurati: decorazioni a nastro, dotate di consistenza plastica, ornano le suddivisioni verticali mentre il campo interno di quelle orizzontali è decorato da pregevoli grottesche, anch’esse dotate di rilievo plastico e raffiguranti tori, putti, animali marini. La maggior parte dello spazio sulla parete di fondo è invece occupato dalle rappresentazioni di San Girolamo, sulla sinistra, e San Francesco d’Assisi che riceve le stimmate dal Cristo-Serafino, sulla destra. Sullo sfondo si nota la veduta di una città che si potrebbe ipotizzare sia la stessa L’Aquila; un elemento che accomuna diverse scene dipinte all’interno del Conventino è la presenza di particolari che farebbero pensare a riprese dal vero come le piccole chiese, immerse nel bosco, che compaiono sia dietro il Sant’Antonio abate, sia dietro i Santi del ballatoio intermedio, le quali potrebbero essere un riferimento al San Giuliano delle origini, mentre lo sfondo della figura di San Giovanni da Capestrano, secondo l’ipotesi di Ottokar Bonmann, sarebbe uno spalto della fortezza di Belgrado. Le incisioni graffite sulle pareti del Conventino coprono cronologicamente un periodo che va dal Quattrocento ai primi del Seicento e denotano un’assidua frequentazione della piccola cappella come luogo di pellegrinaggio, probabilmente legato al culto del Beato Vincenzo.