La chiesa

Dal piazzale, per una larga gradinata e un ampio atrio, si entra nella Chiesa, costruita nel XVI secolo.

Il prospetto attuale del 1960 determinò la demolizione della precedente facciata delineata dalle ristrutturazioni sette-ottocentesche. La chiesa venne consacrata nel 1430 dal vescovo aquilano Jacopo Donadei, come ricorda un’iscrizione in controfacciata. L’interno, che ha assunto le attuali forme barocche in seguito ai restauri del 1665-1673, è a una sola navata con volte a botte e terminante con abside semicircolare.

Sul lato sinistro si aprono due cappelle, anch’esse barocche, sovrastate da armoniose cupolette. La prima cappella è dedicata al Beato Vincenzo dell’Aquila, le cui spoglie sono custodite in un’urna racchiusa nell’armadio di noce intagliato sulla destra. Sugli sportelli si ammirano due ramine dipinte della prima metà del Seicento e, nel retro, due episodi rievocanti la vita del Beato: a destra il colloquio con Alfonso, duca di Calabria, figlio di re Ferrante d’Aragona; a sinistra, al capezzale del Vescovo di Sulmona, Bartolomeo Scala, gravemente malato. Sul muro a destra dell’armadio una piccola lapide ricorda: “In questa sepoltura se riposa il corpo del Beato Vincentio dell’Aquila il quale passò da questa vita alli sette di augusto M.D.IIII”. Sull’altare un dipinto su tavola, attribuito a Saturnino Gatti, raffigura il Beato Vincenzo, assorto nella contemplazione del Crocifisso. Nei quattro tondi della cupola si ammirano tele raffiguranti gli Evangelisti (XVII secolo) mentre sull’armadio è una tela dello stesso periodo in cui è rappresentato Sant’Antonio. La seconda cappella è dedicata al Crocifisso, la cui immagine lignea (XV secolo) si crede sia stata portata come insegna da San Giovanni da Capestrano alla battaglia di Belgrado (1456). I due armadi di noce ai lati, intagliati e con quattro dipinti su ramine sono del XVIII secolo. Le due tele raffiguranti una Madonna con Bambino, Sant’Anna e San Giovanni, e la Sacra Famiglia con San Francesco sono datati al XVI secolo.

Sulla destra della navata i due altari neoclassici, di legno dorato, hanno tele di Vincenzo Damini, pittore veneziano molto attivo all’Aquila dal 1730 al 1749, che raffigurano, nel primo, San Diego d’Alcalà (1738) e, nel secondo, San Giovanni da Capestrano (1737). Nei timpani soprastanti le tele sono Sant’Antonio e San Francesco. L’altare maggiore di legno dorato, rialzato di tre gradini rispetto alla navata, è del XVIII secolo. Al centro, in una cornice sorretta da angeli e da lunghi raggi, è una tela con l’Assunta (XVI secolo). Ai lati, due statue barocche di legno dorato raffigurano San Pietro d’Alcantara e San Giuliano cui il tempio è dedicato.

Dietro l’altare maggiore si trova il coro seicentesco, sobrio e severo. Nella conca absidale si ammira l’Adorazione dei Magi del Damini (1743); le quattro tele alle pareti dello stesso autore, due per lato, rappresentano San Pasquale Baylon, l’Immacolata con San Francesco e Sant’Antonio, San Bernardino da Siena e San Giovanni da Capestrano, San Gennaro. I due dipinti dietro l’altare sono del XVI secolo e raffigurano Sant’Anna con la Vergine e Santi e la Vergine in trono con Santi.

La sacrestia, con volte decorate con pregevoli stucchi barocchi, ospita armadi in noce con delicati intagli; all’interno degli sportelli superiori, sul muro di fondo, un ignoto pittore ha raffigurato paesaggi di città, campagne e giardini. Lo smontaggio di un armadio ligneo nel corso di lavori di restauro del 2010-2011 ha fatto riportare alla luce, nella parete di fondo, una Crocifissione affrescata databile al XVII secolo.